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Lunes, 03 Octubre 2016 02:00

Rufino della Vergine del Carmelo

Nacque a Villaveta Zazpe Zabalza (Navarra), Spagna, il 16 novembre 1891.

In fuga dalle guerre del suo tempo emigrò in Cile nel 1913.

Nello stesso anno si unì ai Carmelitani Scalzi di Santiago, emise i suoi voti religiosi il 16 maggio 1915 con il nome di Rufino della Vergine del Carmelo. Nel 1920 venne destinato a Vina del Mar. Si mise totalmente al servizio degli altri. Era un uomo semplice, il sorriso appena abbozzato, pacca sulla spalla, caritatevole.

Morì il 20 maggio 1977. 

Nacque il 14 novembre 1919 a Bachowice, non lontano da Wadowice, nell’arcidiocesi di Cracovia, in una praticante famiglia contadina.

Compì gli studi medio-classici nel ginnasio dei Carmelitani Scalzi a Wadowice, finiti i quali fu accolto nel noviziato dell’Ordine a Czerna presso Cracovia, dove il 28 agosto 1935 ricevette dalle mani del priore, il beato Alfonso M. Mazurek, l’abito carmelitano. Studiò a Wadowice e Cracovia. Avendo emesso la professione solenne a Cracovia il 21 novembre 1940, fu ordinato sacerdote a Czerna il 24 giugno 1944.

Per molti anni della sua vita religiosa lavorò nella formazione dei novizi e degli studenti come maestro, avendo educato intere generazioni dei religiosi carmelitani scalzi polacchi. Fu anche direttore spirituale di numerose persone, laiche e consacrate, come anche dei sacerdoti diocesani. La stima dei religiosi verso di lui è documentata anche dal fatto, che per tre volte lo scelsero a definitore provinciale.

Gli ultimi anni della sua vita stette nel convento di Wadowice come padre spirituale dei ragazzi del Collegino e come molto stimato cappellano degli infermi dell’ospedale della città. Colpito dall’incurabile malattia del cancro, sopportò eroicamente la sofferenza, e poche ore prima della morte ricevette nell’ospedale la gradita visita del P. Camillo Maccise, preposito generale dell’Ordine, che svolgeva la visita pastorale della Provincia di Cracovia. La benedizione ricevuta dal Padre Generale fu l’ultimo accordo della sua donazione totale a Cristo e al prossimo nell’Ordine per il bene della Chiesa.

Morì il 27 febbraio 1999.

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è tenuta dall'11 gennaio 2011 all'11 giugno 2017 presso l'Arcidiocesi di Cracovia. Il 18 maggio 2018 è stato concesso il decreto di validità.

 
Lunes, 03 Octubre 2016 02:00

Raffaele Carlo Rossi (cardinale)

Nacque a Pisa il 28 ottobre 1876.

Ben presto i genitori si separarono lasciando in lui una profonda nostalgia che si rifletté su tutta la vita. Mantenne comunque i contatti con entrambi i genitori e riuscì a farli riconciliazione alla vigilia della loro morte. Frequentò gli studi superiori a Pisa, dove conobbe lo studioso cattolico Giuseppe Toniolo.

Anche se ostacolato da suo padre, nel 1898 entrò tra i frati carmelitani scalzi ed emise i voti con la professione religiosa nel dicembre 1899. Nel 1901 fu ordinato sacerdote.

Fu nominato consultore dell'allora "S. Ufficio" in qualità di coadiutore e successore del vescovo carmelitano Mons. Steiaert. Seguirono la nomina di visitatore di alcune diocesi e seminari. Il 25 maggio 1920 venne consacrato vescovo. Fu il Papa Benedetto XV che lo scelse personalmente quale vescovo di Volterra. Egli fece di tutto per deviare la nomina ricorrendo allo stesso Pontefice, adducendo come difficoltà la sua condizione di religioso impreparato ad un compito così alto. A nulla però valsero le sue ragioni, dinanzi alla volontà risoluta del papa. Nella città toscana l'attività del Rossi si diresse primariamente alla cura del seminario e dei novelli sacerdoti, convinto, com'era, della necessità di sacerdoti preparati per il nuovo secolo.

Trasferito a Roma in qualità di assessore della Concistoriale, così si chiamava la odierna Congregazione dei Vescovi, e nominato arcivescovo titolare di Tessalonica, gli furono conferiti altri delicati incarichi: consultore dei seminari degli studi, della segreteria di stato, dei religiosi, dei riti. Papa Pio XI, dopo la positiva conclusione del concordato tra la S. Sede e l'Italia, lo volle premiare, nel 1930, con il conferimento della porpora cardinalizia.

Dopo qualche mese fu nominato segretario della Concistoriale. Nonostante gli incarichi di curia il Rossi cercò il più possibile di conservare la vita ascetica propria dei carmelitani scalzi. Gli incarichi dei Pontefici Pio X, Benedetto XV, Pio XI e Pio XII, furono molteplici e numerosi, in particolare la Congregazione per le cause dei santi. In questi anni si dedicò anche alla cura degli emigranti. Tale interesse nacque, in particolare, quando fu nominato assessore della Concistoriale ed ebbe l'incarico di seguire la congregazione religiosa degli Scalabriniani fondati dal beato Giovanni Battista Scalabrini. Questa era nata in seno alla Chiesa per la formazione dei missionari preposti all'assistenza spirituale degli emigranti nelle diverse parti del mondo. La neonata congregazione Scalabriniana soffriva una certa crisi ed egli cercò di adoperandosi per rilanciarla.

Il suo intervento fu talmente efficace che egli fu considerato quasi un secondo fondatore della congregazione. Tale attività socio-caritativa si sviluppò durante il periodo bellico, quando, tramite gli organismi pontifici della POA e dell'ONARMO, dovette occuparsi dell'assistenza agli sfollati. Questa intensa attività caritativa sembrò riconciliare agli occhi dei più questo ascetico uomo di curia con l'insegnamento del suo maestro, il sociologo Giuseppe Toniolo.

Nel mese di agosto del 1948, a causa dell'aggravarsi di alcune malattie, si recò a Crespano del Grappa presso i religiosi Scalabriniani sperando in una ripresa generale favorita dal clima e dal contatto con la natura.

Morì la notte del 16 e 17 settembre 1948 all'età di 71 anni.

Attualmente il processo di beatificazione e canonizzazione per la "vita, virtù e fama di santità", è in fase di studio presso la Congregazione delle cause dei Santi.

Atanasio del Sacro Cuore (Gregorio Aguinagalde Aguirreche) 1870-1936; Ruperto della Croce (Ruperto Andueza Larraya) 1897-1936; Massimino della Vergine del Carmelo (Maximino Sáez Martínez) 1916-1936.

Nacque nella Città del Guatemala il 15 aprile 1784, nel seno di una famiglia benestante.

Distribuì tutti i suoi beni per seguire Gesù nella vita consacrata delle Carmelitane Scalze. Nell'Ordine di Santa Teresa ricevette il nome di María Teresa della Santissima Trinità. Professò i voti religiosi di castità, povertà ed obbedienza il 24 novembre 1808.  Consegnata completamente all'amore di Dio mediante un'intensa vita di preghiera, una dedizione senza limiti alla carità verso le sue sorelle ed un'assoluta abnegazione di sé stessa in tutto, visse l'esperienza sublime della vita cristiana che i mistici chiamano "matrimonio spirituale". Eletta Priora della sua Comunità, condusse le sue sorelle nella fedeltà allo spirito di Santa Teresa.

Piena di meriti e virtù morì santamente nella Città del Guatemala il 29 novembre 1841.

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" è stata aperta il 30 aprile 2008 presso l'Arcidiocesi del Guatemala. Il 19 gennaio 2018 è stato concesso il decreto di validità.

 

Lunes, 03 Octubre 2016 02:00

Maria Giuseppe di Gesù (Honorina)

Nacque a Rio de Janeiro il 18 febbraio del 1882.

Perse la madre all'età di 9 anni. Giovane, bella e intelligente, Honorina de Abreu brillava a Rio nella società del tempo! Ma all'età di 20 anni, nel mezzo di una festa, improvvisamente si sentì in dovere di lasciare la stanza e andare a casa. Era successo qualcosa dentro di lei: era il segno della sua conversione.

A 29 anni entrò nel convento delle Carmelitane Scalze di Santa Teresa, con il nome religioso di Suor Maria José de Jesus. Non appena trascorsi solamente sei anni di vita religiosa fu eletta priora, un fatto che si ripropose molte volte. Guidò le anime a lei affidate con grande saggezza. Diede nuovo vigore al monastero e contribuì alla fondazione di altre case. Tradusse diversi libri carmelitani in portoghese. Scrisse diverse poesie e lasciò innumerevoli lettere. Sfidò la salute negli ultimi anni e subì il martirio dell'anima.

Morì l’11 marzo 1959.

Il 6 marzo 1993 è stato concesso il decreto di validità al processo diocesano sulla "vita, virtù e fama di santità".

 

María Isabel Zapata de Calatayud nacque a Gandía (Valencia), in Spagna, il 27 dicembre 1907. Perse la madre all'età di tre anni e il padre due anni dopo. La formazione cristiana ricevuta dai genitori e poi coltivata dai tutori a cui era affidata, la rese una giovane donna dalla fede forte e dai valori profondi.
Nel bel mezzo di un progetto di matrimonio a cui era ansiosa di partecipare, fu fortemente spinta dalla chiamata di Gesù al Carmelo Teresiano, entrando nel monastero di Manises (Valencia) nel 1928 e ricevendo il nome di Maria Teresa del Amor Misericordioso (Maria Teresa dell'Amore Misericordioso). Nel 1956 partecipò alla fondazione del Carmelo di Olla de Altea, dove svolse diversi servizi a favore della comunità.
Tornata al suo nome civile e ricevendo i documenti conciliari con spirito di gioia, ebbe presto nel cuore il desiderio di fondare un altro monastero e nel 1973 si trasferì con un gruppo di sorelle a Orito, dove avrebbe trascorso il resto della sua vita. Nel 1987 cominciò a sentire che la sua salute stava peggiorando e venne ricoverata in ospedale. Sul suo letto di malattia fu visitata da molte persone e un giorno un sacerdote le chiese: "Madre, raccontaci qualcosa del paradiso". Che cos'è il paradiso? Si prese un momento per riflettere e rispose: "Il cielo è il centro dell'amore. Il paradiso è il luogo dove si ama sempre".
Infine, la mattina del 31 ottobre 1987, Madre Maria Elisabetta dell'Amore Misericordioso morì, mentre si celebrava la Messa conventuale, all'incirca durante la recita del Padre Nostro.
 

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" è stata aperta il 1 luglio 2006 e chiusa il 19 giugno 2011 presso la diocesi Orihuela-Alicante.

Maria Giselda Villela nacque nel 1909, a Maria da Fé, MG, Brasile. Infuocata e irrequieta, intelligente e testarda, tra gli altri scherzi, voleva montare un cavallo selvaggio, che la fece cadere a terra e, prendendola a calci all'inguine, le causò una ferita che sarebbe degenerata in cancro. Si avvalse di tutte le scarse risorse della medicina dell'epoca, ma la sua vita sarebbe stata, d'ora in poi, segnata dalla croce della malattia.
 
Ha studiato con le Suore della Provvidenza di Gap, laureandosi in Magistero, a Itajubá. Insegnò in questo Collegio, e poco a poco, in questo periodo, maturò la sua vocazione religiosa. I genitori temevano, sia per il temperamento irascibile della figlia, sia per la sua fragile salute. Tanto più che la sua scelta è caduta sul Carmelo, il cui stile esige obbedienza continua, vita comunitaria intima e una routine molto austera. Tuttavia, la giovane Giselda non ha guardato a questo. I suoi occhi erano fissi su Dio! Aveva già scoperto, esistenzialmente, il mistero dell'amore infinito di Dio che ha voluto abitare nel cuore umano, trasfigurando tutta la vita umana nella comunione e nella gioia divina, che deve traboccare nell'amore del prossimo. Ancora nella portineria del Carmelo de Campinas, dove sarebbe entrato, scrive al padre: «Sono raggiante di gioia, e lo stesso voglio che vi regni, perché sta certo che sarò immensamente felice se posso vivere dietro quelle sbarre che mi hanno così fortemente attratto. La vita del carmelitano non è quella che si pensa fuori. Lì le persone vivono felicemente e pacificamente. Non so come ringraziare Dio per questa grande grazia! Posso solo dire che sono molto, molto felice!”
 
La Superiora del Carmelo aveva intravisto in quella giovane donna di salute preoccupante uno spirito vigoroso, forte e determinato. Poco dopo la sua professione solenne, fu eletta Sottopriora, e aiutò molto il Carmelo, mettendo a disposizione di Dio e delle Suore tutte le sue doti umane e spirituali. È evidente che non tutto era un letto di rose, e Mãezinha, decenni dopo, avrebbe fatto ridere le sue figlie durante la ricreazione, raccontando di dover spazzare una scala dal basso verso l'alto (pedagogia dell'epoca), e perché pensava di dover mangiare tutto quello che le servivano, e le suore, vedendo che “mangiava bene”, aumentavano ogni giorno il suo piatto, che le dava un serio problema di stomaco... La gamba, sempre gonfia, con attacchi di erisipela... Ma niente di tutto ciò potrebbe smorzare la sua gioia in questa comunità unite. Sperava di abitarvi per sempre, ma «i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri...» (Is 55,8).
 
A soli 34 anni fu scelta per venire a Pouso Alegre, come Priora, per fondare il Carmelo della Sacra Famiglia, con altre 3 suore. Questi tornarono gradualmente al Carmelo di Campinas, tanto che in meno di sette anni di fondazione, Madre Maria Imaculada si ritrova sola con un gruppo di novizie felici e inesperte che, vedendo la loro Priora svolgersi tra formazione, cucina, pollaio, assistenza al locutorio e amministrazione, le diede il soprannome di “Mãezinha”, condiviso non solo dalle suore, ma da tutta la popolazione di Pouso Alegre. La casa provvisoria, culla della fondazione, si fa piccola per accogliere le vocazioni. È urgente costruire un monastero adatto alla vita carmelitana. Tra prestiti, donazioni e risparmi, riescono ad acquistare il terreno, e sono azzerate per avviare l'enorme costruzione. La mancanza di risorse non inibisce la fondatrice, che cerca di garantire che il nuovo monastero abbia tutte le condizioni necessarie per una vita sana in clausura. Il suo progetto audace spaventa Monsignore Octávio, ma lei risponde che confida in Dio. Lavorono molto, ma anche appellano al Cielo, eleggendo una “Commissione Celeste Pro-costruzione”; gli amici li aiutavano instancabilmente con campagne e lotterie; e una stampa del Bambino Gesù viaggia attraverso il Brasile, chiedendo l'elemosina per la costruzione.

 

Nel frattempo, il tetto della vecchia casa rischia di crollare. La giovane comunità si adatta nel seminterrato della casa e vi abita per più di un anno, finché, finalmente, il sogno si avvera e si trasferiscono nel nuovo edificio. In questo giorno, guardando la costruzione, Monsignore Octávio esclama: "Davvero, il dito di Dio è qui!" Mancavano ancora la Cappella, i muri, il patio esterno, la pulizia del cortile... Tutto è terminato solo nel 1984, ma con materiale resistente, e in un modo molto bello, come diceva sempre Mãezinha: “La casa è di Dio, e Lui merita il meglio”. In mezzo a tanto trambusto amministrativo, la dimensione spirituale non è mai stata dimenticata. Mãezinha vegliava su ogni figlia che Dio le aveva affidato. E si preoccupava soprattutto com il clima della Comunità. L'unica sua richiesta a Dio, il giorno della fondazione, era che quel nascente Carmelo fosse una nuova casa a Nazaret: che lì regnasse l'amore e, se così non fosse, che mettesse fine al Carmelo. Pur con la gamba terribilmente gonfia, tra gli attacchi intermittenti dell'erisipela, si occupava di tutti coloro che venivano da lei chiedendo preghiere e una guida esistenziale e spirituale nel locutorio. Ha creato una vasta rete di amici. Si prendeva cura di ciascuno e pregava. Pregava... Era una donna di Dio. Vedeva – nella fede – l'Invisibile, costantemente e in ogni cosa. Quel senso soprannaturale la caratterizzava fortemente.
 

Volendo risparmiare le suore, che si preparavano a fondare un Carmelo a Campos, RJ, nascose, finché poteva, il cancro che progrediva silenziosamente. Soffocata dalla mancanza d'aria, ma serena, muore il 20 gennaio 1988, dopo aver fissato lo sguardo su un'immagine del Sacro Cuore di Gesù.

Fu sepolta all'interno della clausura. Ma il popolo non ha dimenticato la sua “Mãezinha”. Il giorno successivo furono trovate candele accese vicino al muro, dove sapeva essere il punto più vicino alla sua tomba. Un amico e benefattore del Carmelo cominciò a venire a pregare davanti al muro. E dopo di lui, tante altre persone. Grazie e grazie sono stati raggiunti. Questo movimento spontaneo ha portato le Suore a chiedere all'Arcivescovo di Pouso Alegre di aprire il Processo di Canonizzazione di Madre Maria Immacolata.

 

Il 17 marzo 2016 è stato concesso il decreto di validità all’Inchiesta diocesana sulla “vita, virtù e fama di santità”.

Lunes, 03 Octubre 2016 02:00

Maria Eletta di Gesù

Nacque a Terni il 28 gennaio 1605, terza figlia del nobile Alessandro.

All’età di ventun’anni, insieme alla sorella Lucia, entra nel monastero delle Carmelitane Scalze della sua città, da poco fondato.

Il 5 settembre 1629 lascia Terni insieme a una consorella. E’ infatti destinata alla fondazione del Carmelo di Vienna, del quale – pur giovanissima – sarà priora dal 1638 al 1642, anno in cui le viene affidata la fondazione del monastero di Graz, dove vive i suoi anni più felici e spiritualmente più fecondi.

Nel 1656 è incaricata di fondare un terzo monastero a Praga. Vera figlia di santa Teresa d’Avila, obbedisce con slancio e contribuisce così a promuovere un vero risveglio spirituale della capitale boema.

E’ a Praga che Madre Maria Eletta chiude il suo itinerario terreno, l’11 gennaio 1663, circondata dall’amore e dalla venerazione delle sue figlie spirituali che conservano il suo corpo incorrotto, ancora oggi oggetto di venerazione.

L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa il 28 giugno 2007. Il 13 novembre 2009 è stato concesso il decreto di validità.