Nacque a Sassello, Provincia di Savona, il 12 febbraio 1890, da Ramognino Giacomo e Badano Caterina. Fu battezzato con il nome di Giacomo Pietro. Il papà preferì chiamarlo Leone e così lo registrò in Comune, a onore del Papa Leone XIII.
Dopo le scuole elementari, il padre lo mise presto in un laboratorio a imparare il mestiere del falegname. A 17 anni già lavorava in bottega come il padrone. A 25 anni partecipò alla Prima Guerra mondiale, fra i pontieri della V Compagnia. Fece nascere fra i soldati la devozione al S. Bambino Gesù di Praga, già conosciuta dai liguri. Nel 1918, il caporale Nino con i suoi bravi pontieri, noncuranti del pericolo del Piave in piena, si pose al lavoro per dare un passaggio alle truppe del XXII Corpo d'Armata che, nella notte del 26 ottobre, transitarono sul ponte da lui fortificato, l'unico rimasto viabile dopo la piena. Gesù Bambino era passato in testa a loro, portato da “Nino” e dal gruppo degli “Arditi”. Egli ricevette in seguito l'onorificenza di cavaliere di Vittorio Veneto.
In memoria del dono della pace, Leone Ramognino, fece costruire, collaborando con l'infaticabile Mons. Pirotto (poi vescovo di Troia in Foggia), il santuario al Monte Beigua, in onore di Maria Regina della Pace. Reduce, dal 1919 in avanti, si diede pertanto anima e corpo all'animazione della parrocchia. Si può dire che fondò il Gruppo Giovanile Cattolico S. Luigi. Visse intensamente la vita associativa delle Confraternite di cui faceva parte e della Società Cattolica Operaia di Mutuo Soccorso di S. Alfonso M. de' Liguori. Cooperò pure alla nascita degli Esploratori Cattolici a Sassello.
L'Anno Santo del 1950 sarà poi per Nino il tempo di una grande svolta, l'anno in cui entrò nel Carmelo, al convento del Deserto, all’età di 61 anni. Fu aiutato, in particolare, dal Padre Anastasio Ballestrero, allora Provinciale, che subito strinse con lui una profonda amicizia, fondata sulla stima della sua anima pura di “bambino di Dio”. Nel 1967, dopo dieci anni di terziariato regolare, per diretto interessamento del P. Preposito Generale P. A. Ballestrero, Fra Gioacchino (nome religioso che scelse), fu ammesso, alla Professione Solenne, direttamente nel Primo Ordine, senza l'anno canonico di Noviziato.
Divenuto religioso Carmelitano Scalzo, egli fu il Custode del Santuario di Regina Pacis, nel frattempo affidato alla cura dei Carmelitani scalzi. Si definiva bonariamente «un povero fagotto». La gente di Sassello (Acqui Terme), lo chiamava e lo ricorda ancora come «Ninu u santu», cioè Nino il santo. Caratteristica era la sua speranza. Comunicava una certezza luminosa. L'amore di Dio poi lo esprimeva in modo speciale con la preghiera. S'immedesimava in Dio, si staccava da tutto, e ritornava a tutti con più amore. Si potrebbe dire che era un «Grazie» a Dio continuo e anche un grazie ai fratelli. Fra Gioacchino aveva un sorriso che noi non abbiamo più, e non riusciamo più ad avere. In lui si vedeva trasparire il cielo e la bellezza e la tenerezza della Vergine Madre Maria.
Morì, al Deserto di Varazze, il 25 agosto 1985.
L'inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa il 6 gennaio 2015. Il 13 maggio 2016 è stato concesso il decreto di validità.
Nacque nella città di Calahorra in Spagna il 27 gennaio 1564 da Diego de San Pedro e da Anna De Ustarroz.
All'Università di Alcalà de Henares insieme agli studi di filosofia e teologia si specializzò in lingua latina e greca, divenendo elegante latinista, eccellente dialettico nelle controversie scolastiche e conoscitore della lingua ebraica.
Nel 1582 entrò nel noviziato di Pastrana dei Carmelitani Scalzi prendendo il nome di Juan de Jesus Maria e il 23 gennaio 1583 emise la sua Professione. Nel 1584 fu mandato in Italia nella comunità di Genova appena costituita; qui fu ordinato sacerdote nel 1590. Prima a Genova, poi a Roma, fu maestro dei novizi, incarico che contraddistinse il ministero di tutta la sua vita. Nel 1584 fu mandato a Roma come maestro dei novizi e nel 1597 ebbe l'incarico di rivedere le costituzioni e le leggi dell'ordine dopo che Clemente VIII aveva reso indipendenti il ramo italiano da quello spagnolo.
Nel Capitolo generale del 1605 Giovanni di Gesù Maria fu eletto consigliere generale e maestro dei novizi. In quello del 1608 fu eletto procuratore generale dell'Ordine, ufficio con il quale portò avanti la causa di canonizzazione di Madre Teresa di Gesù della quale fu uno dei primi biografi.
Nel Capitolo generale del 1611 celebrato a Montecompatri, Giovanni di Gesù Maria fu eletto Preposito generale. Durante il suo generalato fu istituito il "Seminario delle missioni" dapprima presso la piccola Chiesa di San Paolo negli orti sallustiani di Roma (oggi Santa Maria della Vittoria), trasferito in seguito presso la Basilica di San Pancrazio fuori le mura. Grazie ai frutti di questo Seminario i Carmelitani Scalzi poterono aprire case a Ormutz, nel Golfo Persico, a Tatta, sulla foce dell'Indo, a Goa, in Inghilterra (1614), a Parigi, Lovanio, Leopoli (nel 1613, con lo scopo di favorire la riconciliazione dei Ruteni a Roma), Colonia, Milano (1622). Bologna.
Terminato il suo mandato di superiore generale e prevedendo prossima la fine, si volle ritirare nella splendida solitudine di Montecompatri. Qui morì il 28 maggio 1615.
Il 7 maggio 1999 è stato concesso il decreto di validità dell'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama si santità".
Il 25 novembre 2021 è stato promulgato il decreto delle virtù eroiche.
L'Inchiesta diocesana sulla "vita, virtù e fama di santità" si è chiusa il 21 giugno 2005. Il decreto di validità è stato concesso il 13 luglio 2007.
La famiglia avrà finalmente un faro nella compagnia dei Santi, presto sarà innalzata agli onori degli altari la prima coppia dell’epoca moderna: Luigi e Maria Azelia Martin, genitori di Santa Teresa di Lisieux, saranno canonizzati il prossimo 18 ottobre. L’annuncio è arrivato pochi minuti fa dal Santo Padre, nel seno del Concistoro in corso.
Il 4 marzo scorso, il bollettino della Santa Sede comunicava che nel corso dell’udienza concessa al cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione dei decreti di approvazione dei miracoli attribuiti all’intercessione della beata Elisabetta della Trinità e del Venerabile Maria-Eugenio del Bambino Gesù.
Il miracolo attribuito all’intercessione della Beata Elisabetta della Trinità è avvenuto nell’aprile dell’anno 2002 a Flavignerot (Digione), durante un pellegrinaggio che la Signora Marie-Paul Stevens fece, accompagnata da due cari amici, per dare un ultimo saluto all’amata Elisabetta e chiedere la grazia di morire da cristiana, dando testimonianza all’amore infinito di Dio. Infatti, la sindrome di Sjogren, che si era progressivamente manifestata a partire dal 1997, l’aveva portata prima all’invalidità completa e poi alle soglie della morte, nell’impossibilità di nutrirsi di cibi solidi, di deambulare senza aiuto e con vari altri disturbi. La guarigione dei sintomi fu sorprendentemente e inaspettatamente immediata, completa e duratura.
Rendiamo grazie a Dio!
Il 4 marzo scorso, il bollettino della Santa Sede comunicava che nel corso dell’udienza concessa al cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione dei decreti di approvazione dei miracoli attribuiti all’intercessione della beata Elisabetta della Trinità e del Venerabile Maria-Eugenio del Bambino Gesù.
Il miracolo grazie al quale il Venerabile Maria-Eugenio del Bambino Gesù potrà essere beatificato, è avvenuto il 27 ottobre del 1986. Riguarda un bambino che, pochi giorni dopo la nascita, fu operato per la comparsa di un linfangioma cistico del collo e, dopo tre giorni, dovette esser rioperato d’urgenza a causa di un’improvvisa emorragia. Una fistola del dotto linfatico causava un’abbondante perdita linfatica, con conseguenti problematiche metaboliche, infettive e nutrizionali che ne stavano gravemente compromettendo la sopravvivenza. L’improvvisa e misteriosa scomparsa del tubo di drenaggio a livello della ferita segnò il rapido miglioramento delle condizioni del bambino che poté essere nutrito normalmente e dimesso dall'ospedale senza ulteriori complicazioni.
Rendiamo grazie a Dio!

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