lundi, 03 octobre 2016 00:00

Maria Immacolata della SS. Trinità (Mãezinha)

Maria Giselda Villela nacque nel 1909, a Maria da Fé, MG, Brasile. Infuocata e irrequieta, intelligente e testarda, tra gli altri scherzi, voleva montare un cavallo selvaggio, che la fece cadere a terra e, prendendola a calci all'inguine, le causò una ferita che sarebbe degenerata in cancro. Si avvalse di tutte le scarse risorse della medicina dell'epoca, ma la sua vita sarebbe stata, d'ora in poi, segnata dalla croce della malattia.
 
Ha studiato con le Suore della Provvidenza di Gap, laureandosi in Magistero, a Itajubá. Insegnò in questo Collegio, e poco a poco, in questo periodo, maturò la sua vocazione religiosa. I genitori temevano, sia per il temperamento irascibile della figlia, sia per la sua fragile salute. Tanto più che la sua scelta è caduta sul Carmelo, il cui stile esige obbedienza continua, vita comunitaria intima e una routine molto austera. Tuttavia, la giovane Giselda non ha guardato a questo. I suoi occhi erano fissi su Dio! Aveva già scoperto, esistenzialmente, il mistero dell'amore infinito di Dio che ha voluto abitare nel cuore umano, trasfigurando tutta la vita umana nella comunione e nella gioia divina, che deve traboccare nell'amore del prossimo. Ancora nella portineria del Carmelo de Campinas, dove sarebbe entrato, scrive al padre: «Sono raggiante di gioia, e lo stesso voglio che vi regni, perché sta certo che sarò immensamente felice se posso vivere dietro quelle sbarre che mi hanno così fortemente attratto. La vita del carmelitano non è quella che si pensa fuori. Lì le persone vivono felicemente e pacificamente. Non so come ringraziare Dio per questa grande grazia! Posso solo dire che sono molto, molto felice!”
 
La Superiora del Carmelo aveva intravisto in quella giovane donna di salute preoccupante uno spirito vigoroso, forte e determinato. Poco dopo la sua professione solenne, fu eletta Sottopriora, e aiutò molto il Carmelo, mettendo a disposizione di Dio e delle Suore tutte le sue doti umane e spirituali. È evidente che non tutto era un letto di rose, e Mãezinha, decenni dopo, avrebbe fatto ridere le sue figlie durante la ricreazione, raccontando di dover spazzare una scala dal basso verso l'alto (pedagogia dell'epoca), e perché pensava di dover mangiare tutto quello che le servivano, e le suore, vedendo che “mangiava bene”, aumentavano ogni giorno il suo piatto, che le dava un serio problema di stomaco... La gamba, sempre gonfia, con attacchi di erisipela... Ma niente di tutto ciò potrebbe smorzare la sua gioia in questa comunità unite. Sperava di abitarvi per sempre, ma «i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri...» (Is 55,8).
 
A soli 34 anni fu scelta per venire a Pouso Alegre, come Priora, per fondare il Carmelo della Sacra Famiglia, con altre 3 suore. Questi tornarono gradualmente al Carmelo di Campinas, tanto che in meno di sette anni di fondazione, Madre Maria Imaculada si ritrova sola con un gruppo di novizie felici e inesperte che, vedendo la loro Priora svolgersi tra formazione, cucina, pollaio, assistenza al locutorio e amministrazione, le diede il soprannome di “Mãezinha”, condiviso non solo dalle suore, ma da tutta la popolazione di Pouso Alegre. La casa provvisoria, culla della fondazione, si fa piccola per accogliere le vocazioni. È urgente costruire un monastero adatto alla vita carmelitana. Tra prestiti, donazioni e risparmi, riescono ad acquistare il terreno, e sono azzerate per avviare l'enorme costruzione. La mancanza di risorse non inibisce la fondatrice, che cerca di garantire che il nuovo monastero abbia tutte le condizioni necessarie per una vita sana in clausura. Il suo progetto audace spaventa Monsignore Octávio, ma lei risponde che confida in Dio. Lavorono molto, ma anche appellano al Cielo, eleggendo una “Commissione Celeste Pro-costruzione”; gli amici li aiutavano instancabilmente con campagne e lotterie; e una stampa del Bambino Gesù viaggia attraverso il Brasile, chiedendo l'elemosina per la costruzione.

 

Nel frattempo, il tetto della vecchia casa rischia di crollare. La giovane comunità si adatta nel seminterrato della casa e vi abita per più di un anno, finché, finalmente, il sogno si avvera e si trasferiscono nel nuovo edificio. In questo giorno, guardando la costruzione, Monsignore Octávio esclama: "Davvero, il dito di Dio è qui!" Mancavano ancora la Cappella, i muri, il patio esterno, la pulizia del cortile... Tutto è terminato solo nel 1984, ma con materiale resistente, e in un modo molto bello, come diceva sempre Mãezinha: “La casa è di Dio, e Lui merita il meglio”. In mezzo a tanto trambusto amministrativo, la dimensione spirituale non è mai stata dimenticata. Mãezinha vegliava su ogni figlia che Dio le aveva affidato. E si preoccupava soprattutto com il clima della Comunità. L'unica sua richiesta a Dio, il giorno della fondazione, era che quel nascente Carmelo fosse una nuova casa a Nazaret: che lì regnasse l'amore e, se così non fosse, che mettesse fine al Carmelo. Pur con la gamba terribilmente gonfia, tra gli attacchi intermittenti dell'erisipela, si occupava di tutti coloro che venivano da lei chiedendo preghiere e una guida esistenziale e spirituale nel locutorio. Ha creato una vasta rete di amici. Si prendeva cura di ciascuno e pregava. Pregava... Era una donna di Dio. Vedeva – nella fede – l'Invisibile, costantemente e in ogni cosa. Quel senso soprannaturale la caratterizzava fortemente.
 

Volendo risparmiare le suore, che si preparavano a fondare un Carmelo a Campos, RJ, nascose, finché poteva, il cancro che progrediva silenziosamente. Soffocata dalla mancanza d'aria, ma serena, muore il 20 gennaio 1988, dopo aver fissato lo sguardo su un'immagine del Sacro Cuore di Gesù.

Fu sepolta all'interno della clausura. Ma il popolo non ha dimenticato la sua “Mãezinha”. Il giorno successivo furono trovate candele accese vicino al muro, dove sapeva essere il punto più vicino alla sua tomba. Un amico e benefattore del Carmelo cominciò a venire a pregare davanti al muro. E dopo di lui, tante altre persone. Grazie e grazie sono stati raggiunti. Questo movimento spontaneo ha portato le Suore a chiedere all'Arcivescovo di Pouso Alegre di aprire il Processo di Canonizzazione di Madre Maria Immacolata.

 

Il 17 marzo 2016 è stato concesso il decreto di validità all’Inchiesta diocesana sulla “vita, virtù e fama di santità”.

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