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vendredi, 02 août 2019 15:01

Víctor Rodríguez Martínez

Víctor nacque il 12 aprile 1925 a Quintanadiez de la Vega (Palencia), figlio di Daniel Rodríguez e Margarita Martínez. Quattro giorni dopo, il 16 aprile, fu battezzato nella parrocchia di El Salvador e lì ricevette anche la Cresima il 5 ottobre 1929. Nacque in una famiglia solidamente cristiana, in cui si partecipava sempre alle celebrazioni parrocchiali, si pregava il rosario insieme ogni giorno, ci si guadagnava da vivere come contadini, si manteneva una bella amicizia con i vicini, si accoglievano e si ospitavano i poveri di passaggio per il paese.
 
All’età di due anni ebbe un'esperienza di grazia che segnò tutta la sua vita. Lo descrive così nei suoi scritti autobiografici: “Quando venne la morte per portarmi via, nel varcare la soglia, lì incontrai Gesù, Maria e Giuseppe. La Vergine mi protesse e mi prese per mano. Avevo due anni e pensavano che fossi morto. Improvvisamente una macchia rossa apparve sulla mia fronte e sul mio viso. Ecco perché mi chiamavano “pinto” (pitturato)”. Per il resto, la sua infanzia trascorse normalmente e la sua giovinezza fu quella di un ragazzo responsabile e laborioso. Le circostanze familiari, in particolare la morte del fratello Natalio durante la guerra civile, lo portarono ad aiutare il padre fin dall'età di 14 anni nei lavori agricoli tipici delle persone adulte.
 
Il 24 luglio 1948 sposò María Asunción Merino nel Santuario di Nostra Signora della Valle di Saldaña, Regina e Patrona della regione, ai piedi della Vergine che lo aveva riportato in vita! Per tirare avanti con la sua nuova casa, continuò a lavorare con suo padre, ma allo stesso tempo, per aumentare il suo reddito, iniziò ad allevare galline ovaiole con ottimi risultati. L'attività era così redditizia che presto fu in grado di espandere i magazzini, aprendo un negozio di mangimi e uova a Medina del Campo e un altro a Madrid in Calle Marcelo Usera, così da vendere direttamente quanto produceva. Al culmine dell’abbondanza, nel 1966, ci fu una crisi nazionale dell'industria avicola che lo colpì in modo brutale; così perse tutto e dovette mettere all’asta i suoi beni per soddisfare i suoi debiti con i creditori.
 
Quella che per la maggior parte dei mortali sarebbe stata la più grande disgrazia, per lui divenne la grazia più grande della vita, come testimonia il suo confessore padre Juan Jesús: “Era strano e sorprendente sentirlo dire che la grazia più grande che Dio gli aveva dato in tutta la vita, fu la rovina finanziaria, poiché in tal modo si liberò totalmente dalla cecità e dalla schiavitù del denaro e dei beni materiali, che sarebbe stata la sua rovina, servendogli insieme come illuminazione interiore e trasformazione della mente e del cuore”. Capì che tutto poteva fallire tranne Dio e quello fu il momento chiave della sua conversione.
 
Si trasferì con la sua famiglia da Medina del Campo a Madrid dove trovò lavoro come operaio nella fabbrica di imbottigliamento Pepsi-Cola, guadagnando velocemente la fiducia dei colleghi, testimoni della sua operosità, responsabilità, semplicità e gentilezza, al punto da essere ben presto scelto come loro “rappresentante” davanti all'azienda. E Victor non li deluse, perché di tanto in tanto ricevettero dei bonus per loro e nei momenti di conflitto con i vertici li difese sempre, anche in tribunale. D’altro canto, approfittò anche dell’ascendente sui compagni, per avvicinarne molti al Signore, specialmente attraverso i Cursillos de Cristiandad. Le sue parole sul Signore e il suo comportamento attento e caritatevole gli procurarono il soprannome di “Padre Vittore”, quasi fosse un sacerdote.
 
Nel 1986 gli fu concessa l'invalidità temporanea per cardiopatia ischemica e nell'aprile 1988 si parlò di invalidità permanente per “possibile morbo di Alzheimer”. Una volta congedato dal lavoro per questo motivo e avendo ormai sistemato i suoi figli sistemati, decise di andare a vivere a Velillas del Duque (Palencia) dove sua moglie aveva ereditato la casa dei suoi genitori. Lì, trovò un ambiente più tranquillo e sereno, oltre che un ambiente meno inquinato, favorevole al recupero fisico e alla vita di preghiera; così trascorse i 12 anni più sereni della sua vita, dedicandosi intensamente e totalmente alla preghiera e all'apostolato. Ma il morbo di Alzheimer progredì e la famiglia decise di tornare a Medina del Campo in cerca di quelle cure mediche che non si potevano avere a Velillas del Duque. Un anno e mezzo prima della sua morte, quando la malattia era molto avanzata e i suoi non riuscivano più a sostenere le cure di cui aveva bisogno, decisero di portarlo al Centro Diurno della Croce Rossa, dove si spense all’alba del 21 febbraio 2012.
 
Lungo la sua esistenza Victor conobbe e amò il Carmelo, emettendo la professione come Carmelitano scalzo secolare; seguendo i suoi fondatori santa Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce, si distinse per essere un uomo di preghiera, attraverso una profonda esperienza di Dio e un amore speciale per Maria. Nel suo grande amore per l'Eucaristia decise anche di iscriversi all'Adorazione notturna, senza mancare mai all'appuntamento, la sera del 21 di ogni mese. Inoltre, fu membro secolare della Congregazione di San Filippo Neri, di cui divenne Fratello Maggiore per sei anni consecutivi, distinguendosi per la dedizione e delicatezza verso i malati. Infine, come già detto, appartenne ai Cursillos de Cristiandad, cosa che gli permise di realizzare un rinnovamento religioso in molti suoi colleghi in fabbrica.

 

Il 18 dicembre 2021 è stato aperto il processo diocesano sulla "vita, virtù eroiche, fama di santità e di segni" nella diocesi di Valladolid.

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